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Altra residenza voluta dai Brignole-Sale, e impostata da Giacomo Viano sul modello di palazza Doria Tursi: con esito, invero, non troppo felice, testimonianza di un'architettura dalla vena creativa ormai inaridita. Considerazione certamente non valida per la galleria che propone nella prima sala un pallio d'altare donato nel 1261 dall'imperatore d'Oriente Nichele VIII Paleologo. I due ambienti successivi accolgono, rispettivamente, opere di pittura genovese e italiana del '500. Seguono quattro sale dedicate ai fiamminghi, a partire da Hans Memling e Gerard David, cui si devono i tre scomparti di un polittico; per continuare con Jan Provost, jan Mersys, Peter Paul Rubens e l'immancabile van Dyck, rappresentato dal Cristo della moneta e dal Vertunno e Pomona. La visita continua con una sezione riservata a Caravaggio e ai suoi seguaci, che precede una raccolta di pittori spagnoli, dove si distinguono la S. Orsola e la S. Eufemia di Francisco Zurbaran. Da qui in avanti la galleria si concentra sugli artisti genovesi dei secoli XVII-XVIII: accanto ai nomi più noti, quali Bernardo Strozzi, il Grechetto e Valerio Castello, rivestono particolare interesse i lavori di Gioacchino Assereto, Giovanni Andrea Ansaldo e Alessandro Magnasco, autore del celebre Trattenimento in un giardino d'Albaro.
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